My city of ruin (La mia città rovinata)

My city of ruin (La Mia Città Di Rovine) di Bruce Springsteen

 

C'è un cerchio rosso sangue
Sulla fredda scura terra
E la pioggia sta cadendo
La porta della chiesa è stata spalancata di colpo
Riesco a sentire la melodia dell'organo
Ma la congregazione se n'è già andata
La mia città di rovine
La mia città di rovine

Ora il soave rintocco della pietà
Risuona tra gli alberi al tramonto
Giovani uomini nell'angolo
Come foglie cadute
Le finestre inchiodate
Le strade vuote
Mentre mio fratello è in ginocchio
La mia città di rovine
La mia città di rovine

Forza, alzati! Forza, alzati!
Forza, alzati! Forza, alzati!
Forza, alzati! Forza, alzati!

Ora ci sono lacrime sul cuscino
Cara dove abbiamo dormito
E ti sei presa il mio cuore quando mi hai abbandonato
La mia anima è perduta, amico mio
Dimmi, come faccio adesso?
La mia città è in rovina
La mia città è in rovina

Ora con queste mani
con queste mani
con queste mani
prego Dio
con queste mani
con queste mani
Prego Dio perché mi dia forza
con queste mani
con queste mani
prego Dio perché mi dia fede
Preghiamo per avere il tuo amore, o Dio
Ti preghiamo per i dannati,o Dio
Ti preghiamo per questo mondo; o Dio
Ti preghiamo per trovare la forza, o Dio
Ti preghiamo per trovare la forza, o Dio

Forza
Forza
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!
Forza, alzati!

La mia città rovinata di Spatuzzi

 

Me ne andavo un mattino a camminare. . .

No, non è un similare incipit della “Spigolatrice di Sapri” scritta nel 1857 da Luigi Mercantini che narra della sfortunata spedizione di Carlo Pisacane e dei suoi “trecento uomini” nel Regno delle due Sicilie che speravano di stimolarne fuochi e moti insurrezionali. D’altro canto non ho mai “spigolato” (spigolare:raccogliere le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura) né “speculato” su alcunché. Ma questa domenica ho raccolto le ceneri e le sterpaglie nascenti dopo la mietitura della cultura occidentale napoletana sul cui terreno più nulla v’è stato seminato dal 1799 (Repubblica Partenopea). Ebbene dopo le mie “disavventure di cuore” ho immaginato che delle regole igieniche fossero d’uopo…ingurgitare meno calorie, cambiare stile di vita, camminare se non correre o fare footing, jogging, tennis o calcetto che avevo già praticato in passato, ma sempre con scarsa fortuna. Son stato un decoubertiniano convinto nella vita come nella carriera. La vittoria l’ho sempre lasciata ad altri come se fosse una cosa di cui doversi vergognare: che schifo! Non ho mai avuto bisogno di riconoscimenti tangibili, dentro di me avevo sempre vinto!

Forza,alzati!Forza,alzati!
Forza,alzati!Forza,alzati!
Forza,alzati!Forza,alzati!

 

Ebbene la zona in cui abito, quella ovest di Napoli, quella dove tramonta il sole e da duecentanni non risorge più, è tagliata fuori dal resto di Napoli da ben due tunnel. Per cui essa è stata da sempre segregata come i piselli verdi e quelli gialli di Mendel.

Quindi quando si deve raggiungere il centro bisogna andarci per forza “a cavallo” di un mezzo di locomozione, esattamente come ha dovuto fare Eleonora Pimentel Fonseca venendo a Napoli da Roma assieme alla sua famiglia. Ho preso l’autobus alla fermata più vicina. Il più pronto dei bus è stato uno di quelli provenienti da una zona del confine della provincia di Caserta con quella di Napoli, un territorio dove pascolano non tigri della Malesia bensì della malavita.

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