C’è una fabbrica delle donne. E’ alla periferia di Kijev, Ucraina (settima parte)
Più tardi la ragazza oggetto di questo scritto ha frequentato l’Istituto Statale di Educazione Fisica per diventare insegnante di ginnastica nelle scuole.
D’altra parte era la più forte mezzofondista della regione, ma di questo non pareva trarre granché soddisfazione: le riusciva di fare ottimi tempi persino senza lunghi allenamenti.
Ma come le altre sue compagne riempiva il resto della giornata facendo la contabile in una fabbrica che produceva acciai pesanti diretta da un ingegnere peraltro inserito pure ai vertici del Soviet di Kijev.
Quell’uomo brizzolato come si potrà intendere, godeva d’un potere enorme, ma non disponeva di beni più naturali, spontanei, quotidiani, di quelle cose che danno tenere gioie familiari.
Insomma non riusciva ad avere bambini e non solo dalla moglie. Quest’assenza di atteggiamenti teneri che si possono sperimentare solo con i propri figli per poi poter entrare a far parte del patrimonio di atteggiamenti che pure contribuiscono a costituire la personalità d’un uomo, dovè osservare Rossana la prima volta che si trovò al cospetto del suo capo e in perfetta solitudine nel suo ufficio.
Anche a quel manager, a quel politico non sfuggì il muto sguardo della ragazza che incrociò. Poi come tutti passò in rassegna ben altre parti di quel
corpo anch’esse estremamente parlanti fasciate com’erano da una gonna a quel tempo posta ben al di sopra delle ginocchia.
Rossana tornò più volte in quell’ufficio ed anche quell’uomo trascurò un po’ di più la carriera politica. Finché un pomeriggio senza che nulla lo lasciasse presagire Rossana si sedette sull’imponente scrivania dopo aver portato sui fianchi i lembi della gonna (lo slip era già in borsa) e alzò le chilometriche cosce proprio perpendicolarmente al piano della scrivania.
L’uomo incurante dell’assenza di privacy le fu subito addosso pronto a prendersi con avidità, anzi con voracità quella polpa già umidissima così gentilmente offerta senza che ne avesse neppure fatta richiesta o imposto con costrizione, come a lui era sempre capitato in passato di dover fare.
Rossana lo accolse subito, ma altrettanto improvvisamente si liberò di quel pene autoritario. Lui guardava incredulo la donna, l’unica che osava rifiutarsi. Poi la prese di nuovo e lei lasciò fare, per staccarsene subito dopo.
E così per altre sei volte.
Ogni volta quello veniva disorientato da quella persona, una donna poi, che osava dettare le sue personali regole del gioco.
Al settimo allacciamento fu lei ad avvinghiarsi alle potenti natiche dell’uomo nel mentre che dava respiri così lunghi da sembrare infiniti nel corso dei quali l’addome pareva scavarsi così tanto da combaciare perfettamente con la colonna vertebrale. Quasi avesse il controllo su tutto, Rossana pareva dettare legge al suo cuore, ai polmoni, persino al sistema neurovegetativo involontario e, da ultimo, controllare anche il suo utero. Questo giovane utero, come una zampogna, al momento che l’uomo a lei appiccicato e tenuto sigillato dalle sue atletiche mani se ne venne, si succhiò come in una potentissima inspirazione tutto il suo seme oramai potenziato e fertilizzato dalla spontanea strategia posta in essere da Rossana, quella del darsi e negarsi più volte.
Questo è il racconto che al sottoscritto ne ha fatto la moglie di quell’industriale che solo a lei rivelò tra le lacrime lo stupefacente andamento di quel pomeriggio e che, dopo nove mesi, portò un frutto squisito, un maschietto a cui Rossana impose il nome di Khristos.
Questo bimbo oggi ha nove anni e continua a vivere a Kijev nella lussuosa casa di quel manager allevato teneramente dalla di lui moglie.
Del figlio Rossana non ricorda neppure il colore degli occhi alla nascita visto che dopo pochi giorni, senza che nemmeno le fosse venuto il capoparto, se ne volò in Italia con un permesso di soggiorno turistico doverosamente procuratole dal padre.
Milano, Italy.

1 Commenti
Enzo questo mi sa che Lucia
Enzo questo mi sa che Lucia proprio non lo regge ( legge ).
Il fatto che i cattolici non reggono lo scandalo, cioè questa sospensione del respiro,mi ha sempre dato un attimo dalla totale fiducia nella chiesa cattolica.Anche se per altri versi sono legata alla loro cultura e mi rifiuto ai pregiudizi.Va bene dottore niente sconti a nessuno.
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